Tappa 2

Sacro Monte di Orta (Orta)

Via Sacro Monte
www.sacrimonti.org/sacro-monte-di-orta
Condizioni di visita: accesso gratuito

Sulla cima di quello che per gli ortesi è “il Monte” per antonomasia, alle spalle del borgo, a partire dall’ultimo decennio del Cinquecento – grazie a una singolare sinergia venutasi a creare tra la comunità locale e il clero, e probabilmente agevolata da Carlo Borromeo – venne iniziata la costruzione di un Sacro Monte dedicato alla vita di San Francesco d’Assisi, qui proposto in veste di alter Christus, esempio di vita cui ispirarsi, secondo i dettami della Controriforma. L’ambizioso progetto, approntato dal frate cappuccino Cleto da Castelletto Ticino, prevedeva la costruzione di oltre trenta cappelle sapientemente distribuite nel bosco di pini e faggi; di queste solo venti vennero completate, e una fu lasciata incompiuta. Le cappelle – decorate con affreschi e popolate da quasi quattrocento statue in terracotta, plasmate e poi cotte nella fornace ancora oggi visibile accanto alla ventesima tappa – esemplificano le diverse fasi attraversate dal lungo cantiere. Agli edifici più aderenti alla mentalità controriformistica – il cui campione è rappresentato dal vescovo di Novara Carlo Bascapè, che esercitò una profonda azione di controllo sui lavori al monte e che finanziò la III cappella, affrescata dai Fiammenghini e decorata con statue di Cristoforo Prestinari – si affiancano cappelle più tarde che esemplificano lo sviluppo in chiave barocca del modo di interpretare le Storie Sacre. Tra queste, la X cappella, decorata dai fratelli Nuvolone e popolata dai personaggi creati dallo scultore Dionigi Bussola. L’ultima fase del cantiere, che si colloca tra fine Seicento e inizio Settecento, è ripercorribile grazie a cappelle – quali la XIII o la XVI – in cui artisti come il pittore Stefano Maria Legnani e lo scultore Carlo Beretta lasciano filtrare una sensibilità già rococò, fatta di tinte tenui e di cieli sconfinati, di vertiginose fughe prospettiche, di panneggi svolazzanti e di generose concessioni a un registro stilistico ormai lontano anni luce dai rigidi dettami della Controriforma. Al Sacro Monte di San Francesco si recò a più riprese un giovane Alessandro Manzoni, in visita alla zia che si era trasferita nel Cusio; furono i personaggi in terracotta delle cappelle, così verosimili, a fornire un efficace canovaccio per plasmare i protagonisti che popolano le scene dei Promessi sposi. Di qui, nel maggio 1882, passò anche Friedrich Nietzsche, che al monte visse un pomeriggio d’amore mai dimenticato con la poetessa Lou von Salomé.

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